Sensori
interferometrici
Il metodo dell'interferometria
può essere usato per mappare i centroidi delle
sorgenti VHF generate dai fulmini, corrispondenti
a scariche elettriche parziali che formano poi il
fulmine stesso. Le frequenze di utilizzo di solito
sono 200-300 MHz.
L'interferometro più semplice consiste di due antenne posizionate ad una certa distanza, le quali captano il segnale elettromagnetico in arrivo
ed i cui segnali in uscita
vengono confrontati per ricavarne la differenza di fase. La differenza di fase
è a sua volta funzione
dell'angolo di direzione dalla sorgente, calcolato rispetto alla linea congiungente le antenne.
Azimuth ed elevazione si calcolano avendo due baseline ortogonali e quindi due coppie di antenne; la localizzazione spaziale completa della sorgente
si ha utilizzando due interferometri separati. L'angolo di direzione si calcola facilmente per trigonometria
e di conseguenza è determinato solo a meno di multipli di 2π,
i quali dipendono dalla baseline e dalla lunghezza d'onda.
Per questi motivi i sensori interferometrici sono meno precisi dei sensori che utilizzano
il sistema tempo-di-arrivo (sensori a largo spettro), soprattutto per sorgenti a basse elevazioni.
Sono solitamente impiegati per rilevare i fenomeni elettrici e le scariche nelle nubi. I fenomeni elettrici rilevati
devono poi essere riconosciuti come fulmini.
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